A chi piace la zuppa riscaldata?

L'ayurveda è una scienza millenaria originaria di un tempo in cui l'uomo sapeva ancora rispettare se stesso e il suo ecosistema. Per questo fornisce a tutti noi che abbiamo la capacità di ascoltare e di riconoscere l'impportanza dei piccoli gesti quotidiani, delle perle che se raccolte possono garantirci una vita serena, cosciente e in buona salute. Una di queste perle è la massima "cotto e mangiato". In più punti dei testi ayurvedici viene affermato dal saggio Atreya che riscaldare un cibo precedentemente cucinato per poi consumarlo è causa di malattia, che in termini ayurvedici significa squilibrio dei dosha. Ad esempio nell'Ashtanga Hridaya, il testo attribuito al medico Vagbhatta, e nella Bhagavad Gita, il testo dello yoga, ci sono diversi riferimenti. In quest'ultimo, nel canto 16 Sri Krishna enumera ad Arjuna le diverse categorie di cibo. Sattvikahar, rajasikahar e tamasikahar, cioè cibo sattvico, cibo rajasico e cibo tamasico. Nell'ultima categoria è incluso il cibo che è consumato più di tre ore dopo la preparazione (che include anche il cibo surgelato), il cibo decomposto e quello che venga preparato con una mentalità egoistica, gretta o in preda a paura o rabbia. Questo cibo è causa di malattia, delusione e infine, se assunto costantemente, pazzia, poiché queste sono le qualità e le conseguenze di tamas o ignoranza.
Il cibo sattvico, fonte di tutte le qualità positive della vita degli esseri umani è fonte di virtù, intelligenza, piacere e salute. Quei cibi gustosi, dolci, untuosi, dal sapore ioacevole per la mente e per il cuore, caldi, cotti correttamente, cucinati per essere offerti alla divinità e condivisi in un ambiente sereno e pacifico sono di tipo sattvico.
Di tipo rajasico sono invece i cibi piccanti, molto salati o acidi, ruvidi, molto speziati e causano stimolo alla passione, cioè ad un piacere immediato che è però seguito da sofferenza e malattia.

Note sul karma yoga

La parola karma significa azione e sta ad indicare anche il fardello che ognuno porta nella propria mente nella vita a causa delle proprie azioni passate.
Il karma yoga indica la tenica pratica per svincolarsi dalle conseguenze delle proprie azioni.
Vediamo innanzitutto che cosa sono le azioni e se bisogna considerare solo le azioni importanti della vita oppure le azioni di ogni giorno. A prima vista il karma che si compie in un giorno sembra non avere conseguenze su di noi. Ma è vero? Ciò che si fa in un giorno non è importante? Ma i giorni fanno mesi, i mesi fanno anni e gli anni fanno una vita.
Quali sono le esperienze che si possono fare nella vita? Quali le aspettative che è legittimo avere? Quali sono gli obiettivi veri dell’esistenza? A queste domande dà risposte il tantra, una serie di testi in cui la moglie di Shiva, Parvati chiede al marito tutte queste cose.
Nella vita il tempo, rappresentato dal dio Kala, è onnipotente, nel senso che nessun uomo può sfuggirgli. L’espressione “ingannare il tempo” denota qualcosa di impossibile… abbiamo un tempo limitato, quindi sarebbe sensato utilizzarlo al meglio, per vivere appieno la vita. Tutto ciò che può sembrarci oggi immensamente lontano nel futuro (ad esempio un evento che capiterà tra 40 anni) un giorno comunque arriverà. Per cui sarebbe ragionevole pensare al futuro, e sarebbe ancora meglio dimenticare il passato e pensare solo al presente.
Si può pensare quindi di cambiare oggi la mentalità che ci guida in ogni piccola azione. Un pensiero distorto o soffocato nella paura mentre compiamo un’azione (per buona che sia), porta a reiterare e replicare quello stesso pensiero domani.
Ogni azione porta con sé un peso, un fardello che molti di noi pensano di dover portarsi dietro. Che sia esso l’orgoglio per un’azione buona che compiace il nostro ego, o il senso di colpa per un errore o una cattiva azione, sempre di peso si tratta! Spesso anche la società ci parla di questo peso, ci assegna questo peso sotto forma di giudizi, responsabilità, esperienze.
Cosa fare per non sentire il peso delle azioni? Il signore Krishna, nella Bhagavad Gita (l’equivalente del Vangelo per gli induisti) spiega in modo dettagliato che cos’è il karma yoga, cioè lo yoga dell’azione. In sintesi, consiste in un breve e semplice principio: quello di rinunciare a pensare alle azioni. Inoltre consiste nel dare un senso originale alle azioni, cioè vedere se stessi non come l’agente dell’azione, ma vedere in sé l’agente divino. In questo modo, cioè abbandonando a dio i frutti delle azioni karma, è possibile non sentire il peso, sulla propria mente, del più grande merito come della massima colpa.
Questo rituale d’azione purifica ogni volta di più il cuore di chi lo compie, preparandolo ai successivi passi dello yoga.
Questo piccolo pensiero, ripetuto innumerevoli volte, ogni giorno, durante la più piccola azione come la più grande, la purifica e la rende un sacrificio alla divinità che abita in noi.

Il primo pensiero quando ti svegli

Il momento ideale per svegliarsi è circa due ore prima dell’alba, il periodo di tempo chiamato brahmamuhurti, la manifestazione del creatore, Brahma. Questo è il tempo in cui è presente la maggior parte di sattva guna nell’aria. Questo guna è responsabile di tutte le buone azioni e dei processi di intelligenza, elevazione e evoluzione. Dalle ore 2 fino all’alba è dominante il dosha vata, è il periodo più puro e più fresco del giorno. È anche il momento in cui è più facile alzarsi ed essere lucidi, svuotare gli intestini e fare colazione.


Come prima cosa da fare quando ci si sveglia, si consiglia di ricordare Visnu e l’aspetto quadridimensionale della vita. Visnu è una delle tre grandi divinità dell’induismo, insieme a Shiva e Brahma. Raffigurato come un giovane uomo con quattro braccia. Nelle mani regge un fior di loto che rappresenta la gentilezza; una mazza, simbolo del potere e della forza; una conchiglia simbolo della conoscenza che viene trasmessa attraverso il suono; un chakra, una ruota simbolo del tempo e dell’attività, del dinamismo che fa funzionare tutto e senza il quale gli altri aspetti della vita sarebbero inerti.

Continua in: Dinacharya la routine giornaliera

Cibo fresco e salute

Le cause dello squilibrio dei dosha, quindi le cause di tutte le malattie non congenite né ereditarie, sono da ricercarsi nel cibo che si mangia e nel pensiero.
Per quanto riguarda il cibo, ci sono alcuni accorgimenti che si possono, con un po' di impegno e costanza, adottare. Uno di questi è il fatto di mangiare cibi freschi, cosa che non è per niente diffusa, neanche nella cucina mediterranea e nella cultura italiana.


Per mantenere o ritrovare la salute è sufficiente, in altre parole, mangiare il cibo al momento della sua preparazione. Consumare cibi che siano stati preparati ore prima, oppure preparati e poi riscaldati, disturba il dosha vata nel corpo, che è il responsabile delle attività del sistema nervoso e, in particolare, del movimento del cibo nell'apparato digerente (peristalsi). Quest'attività viene disturbata perché in un cibo stantio o riscaldato gli elementi si trovano in uno stato con prevalenza di tamas: non dispongono più della vitalità e di quelle sostanze nutritive che avevano appena cotti. Il fatto che siano inerti non permette la completa digestione degli elementi e la corretta separazione dell'essenza del cibo (che andrebbe a nutrire i tessuti) dagli scarti. La mancata digestione dei cibi crea un deposito di tossine ama nei canali srota della mente e del corpo.


È quindi molto importante evitare di mangiare alla sera cibi preparati al mattino o, viceversa, mangiare di giorno cibi preparati la sera prima. Col passare del tempo, o mettendolo nel frigorifero, ancor peggio surgelandolo, il cibo diventa stantio e non supporta più la vita, bensì causa tutti i disturbi che possono interessare il corpo. Infatti, poiché vata è il responsabile del movimento degli altri due dosha (pitta e kapha) all'interno dell'organismo, disturbare vata significa destabilizzare la salute corporea e dare il la al processo di patogenesi.

Approfondisci su: I dosha, vata pitta e kapha

Una riflessione sul cambiare se stessi

Concentriamoci sul cambiare noi stessi, e non gli altri. Infatti dà più soddisfazione cercare di cambiare se stessi, piuttosto che cambiare gli altri, per questo semplice motivo: si può coscientemente cambiare se stessi, mentre non si può far nulla per cambiare gli altri.


È la pura e semplice verità: riflettiamoci, vorremmo che qualcun altro ci facesse cambiare? Nossignore, vorremmo al massimo essere noi a deciderlo, dare a noi il merito di tutto ciò. E allora perché qualcun altro dovrebbe voler che una persona insignificante come noi (perché è così che tutti in fondo pensano degli altri, ammettiamolo) si intrometta nel nostro processo di crescita personale?


Si può al massimo fare in modo di causare negli altri (senza che ne siano coscienti) certe abitudini, di suscitare negli altri le emozioni e le reazioni positive volute. Questo è il merito delle persone grandi, di coloro che riescono a trarre il meglio dagli altri. A questo punto di chi è il merito? Che importa? Questo “meglio” era già dentro alla persona, ne era già capace, il saggio ha fatto solo da ostetrica.
Non ci sono persone malvagie, ci sono situazioni che rendono le persone malvagie.
Tutti sono a volte ottime persone, e a volte pessime. Tutto dipende dallo stato di salute momentaneo, dallo stato dei dosha, fisici e mentali. In ultimis dipende da quello che ha mangiato e mangia regolarmente. C'è infatti una sola regola d'oro della vita: tutto segue la legge del pendolo, che con un suo ciclo ritmico raggiunge il punto più alto di elevazione, per scendere giù fino al minimo. (Per fortuna i punti di elevazione sono due e il minimo è uno).


Non si può giudicare una persona da una situazione; e poi, perché giudicare in primo luogo? È molto meglio giudicare se stessi, in fondo ci si conosce molto meglio di quanto si possa conoscere qualunque altra persona, perciò c'è un rischio minimo di sbagliarsi. Ma c'è un rischio massimo di ingannarsi.
Invece, un giudizio esterno, da una persona che ci osserva, ha il massimo valore di onestà, ma anche il più grande pericolo di causare in noi quel tanto di risentimento che ci impedirà di capire che è ragionevole. Il saggio che riceve un giudizio sa riconoscere invece il privilegio di potersi guardare dal di fuori e quindi di potersi migliorare. Perciò il vero saggio dà il benvenuto a qualsiasi tipo di critica fatta dagli altri.

La manifestazione del male

Il dolore è lamento e lamentela, e l'attaccamento è dolore. Lamentela interiore della mente, che racconta a se stessa della sofferenza da essa attraversata (e causata), o la racconta agli altri, all'esterno. In questo caso subentra la responsabilità sociale di chi si lamenta, poiché amplifica inutilmente un fenomeno di per sé naturale, come il dolore, che non può dirsi negativo né imprevisto nell'ambito umano.


Quando la rabbia, l'odio, il dolore si manifestano con grida, gesti violenti, eccessi, esasperazione e pianto, allora non è negativo, in questo caso si passa al regno delle emozioni. Avviene la sublimazione e la liberazione da queste stesse passioni. La malattia sorge quando la mente blocca questo flusso, e riflette sulle sensazioni che il corpo le trasmette, replicandole nel tempo e nello spazio (quest'ultima è la malattia). Quindi fornendone eco, ripetendole e fissandole nel corpo.

Senza la mente, il corpo si libererebbe di queste emozioni, senza mantenerne traccia. Il corpo, infatti, tende sempre a ritornare allo stato di salute naturale.

Alcuni consigli per l'estate

L'estate grishma è la stagione calda ed ha il suo periodo di culmine da metà maggio a metà luglio circa. È la stagione in cui pitta è in aumento, kapha in accumulo e vata in riequilibrio. In questo periodo si consiglia di ritirarsi in locali freschi, risiedere in località di montagna, trascorrere tempo nei boschi e in compagnia degli amici e di persone piacevoli, fare picnic e attività ricreative ma non faticose. La pratica sessuale è sconsigliata per la salute perché aumenta pitta anche se si può praticare in modo moderato, e senza conseguenze, evitando l'eiaculazione sia per l'uomo che per la donna, per non disperdere energie. Per lo stesso motivo l'esercizio fisico d'estate deve essere limitato.

Consigli per un'alimentazione che mantenga la salute in estate
DietaConsigliatoSconsigliato
Saporidolce madhurasalato lavana, piccante katu
Qualitàfreddo shita, liquido drava, leggero laghupesante guru, caldo ushna
Cibighi, latte di mucca, risopesce, yogurt, vino e alcolici, pomodori, cibi speziati

I dosha come causa di tutte le malattie

I dosha sono i fattori patogeni del corpo. Qualsiasi malattia, dalla più grave al più lieve disturbo, si può ricondurre ad uno squilibrio di questi 3 fattori o dosha. Se lo squilibrio è momentaneo si avrà esperienza di disturbi lievi, se si protrae nel tempo la patogenesi inizierà fino alla manifestazione di una malattia.Quindi mantenendo i dosha in equilibrio è possibile conservare la salute. Se i dosha saranno mantenuti in equilibrio, il corpo passerà indenne a qualunque aggressione esterna: batteri, virus, esposizione a tossine, inquinamento, etc.

Se i dosha saranno mantenuti in equilibrio, si avrà uno stato generale di benessere, il perfetto funzionamento del fuoco gastrico agni, una corretta formazione dei tessuti dhatu, la completa espulsione degli escreti mala, una mente calma e stabile nel sé. Attraverso la mente si potrà comprendere la nostra vera natura e la forza divina in noi.

Come si può mantenere i dosha in equilibrio?

  • Con un'alimentazione che li bilanci in continuazione (non alteri la prakriti).
  • Con un atteggiamento mentale positivo ed equilibrato in ogni situazione.
  • Riconoscendo il potere dell'energia divina in noi.
  • Con azioni che non portino squilibrio nei dosha.
  • Allineandosi alla routine stagionale ritucharya.
  • Seguendo la condotta autentica, sadavritta.

Come si può alterare l'equilibrio dei dosha?

  • Alimentandosi con cibi che squilibrano la propria costituzione prakriti.
  • Alimentando nel pensiero emozioni di rabbia, paura, preoccupazione, tristezza, egoismo, invidia e avendo un atteggiamento negativo verso la vita.
  • Commettendo atti spiacevoli e azioni malvagie.
  • Esponendosi a condizioni ed agenti climatici estremi.
  • Andando contro la routine stagionale ritucharya.
  • Seguendo la condotta contro-natura, asadavritta.

Il cibo e l'alimentazione

Il cibo ahar è ciò che mantiene la salute e non crea disequilibrio negli elementi del corpo. Esso, come il corpo ed ogni piccola particella dell'universo, contiene i 5 elementi costitutivi. Questi elementi sono:

  • Akash lo spazio o etere
  • Vayu l'aria
  • Tejas il fuoco
  • Jala l'acqua
  • Prithvi la terra

Il cibo costituisce la sostanza di cui sono composti tutti gli esseri. La vita proviene dal cibo, il cibo dalla pioggia, la pioggia dal sacrificio degli esseri.

Perciò al cibo è affidato il compito di nutrire, formare e rinnovare i tessuti dhatu del corpo e la sostanza mentale.

I dhatu sono ciò che sostiene il corpo, sono i tessuti e gli spazi vuoti che lo compongono, anch'essi sono costituiti dai panchabhuta, i 5 elementi menzionati sopra. Perché i dhatu siano ben formati è necessario che gli elementi siano in equilibrio e nessuno venga a mancare.

Siamo composti dall'essenza del cibo, quindi è giusto dire che siamo (e pensiamo) ciò che mangiamo. Un'alimentazione corretta ed equilibrata rispetto ai bisogni attuali del corpo è quindi causa di uno stato di salute, intelligenza, pace mentale e longevità.

Reiterare invece un'alimentazione che non soddisfa il fabbisogno del corpo (in termini di composizione dei cinque elementi), oppure alimentarsi in modo errato, è causa di malattia. Le due cause principali di malattia sono infatti il cibo e il pensiero (in particolare il pensiero legato al cibo).

È fondamentale infatti che la mente non influenzi in modo errato la scelta del cibo. Il corpo richiede istintivamente certi alimenti, perché ricchi di certe sostanze ed elementi di cui in un dato momento ha bisogno; spesso la mente si intromette in questo processo naturale, negando quegli elementi che permetterebbero al corpo di mantenere o ritrovare lo stato di salute.

Può capitare anche che la mente scelga in quantità eccessiva altri elementi che si trovano in abbondanza nei tessuti dhatu del corpo, nella paura che non bastino; la sovralimentazione è infatti una delle prime cause di malattia nei paesi eccessivamente ricchi.

Per mantenere la salute si può mettere in pratica un piccolo accorgimento ogni volta che mangiamo qualcosa. Dopo un pasto, si ha la digestione, che può durare per diverse ore a seconda della qualità e della quantità del cibo, normalmente dalle 3 alle 6 ore. Mentre la digestione è in corso, dopo circa 3 ore si avverte una prima sensazione di fame, dovuta allo stomaco vuoto. In questo momento è assolutamente sconsigliato mangiare, perché il cibo ha solo lasciato lo stomaco e la digestione sta continuando nell'intestino tenue e crasso. Infatti dopo circa 1 ora la fame scompare, per ritornare di nuovo alla fine della digestione, dopo altre 2 ore. In questo momento, se si avverte fame e non si hanno altri sintomi, come pancia gonfia, acidità o sonnolenza, si può mangiare senza conseguenze negative per la salute, poiché il cibo è stato completamente digerito e il corpo è pronto per un altro pasto.

Mangiare è un'offerta al fuoco, agni che è una divinità interna che cuoce i cibi e li trasforma nelle forze vitali, nell'armonia, nella gioia e in tutti i sentimenti positivi della vita. Senza questo fuco non potremmo digerire i cibi, e senza cibo non si può vivere. È importante dunque rispettare questa divinità, senza la quale non ci sarebbe vita, mangiando sempre perché si ha fame e non per una voglia o un vezzo della mente.

Mangiare prima che il pasto precedente sia completamente digerito (e in teoria espulso sotto forma di feci purisha) genera tossine ama nel corpo ed ostruisce il flusso nei canali corporei srota. Queste tossine metaboliche sono cibo parzialmente digerito che non può né essere assimilato sotto forma di essenza del cibo, né essere espulso come escreto mala.

Perciò ama non è né utile al corpo né è un materiale di rifiuto di cui il corpo può liberarsi e si ferma nei canali del corpo; la sua natura appiccicosa lo fa aderire ai tessuti del corpo. Ama disturba così il flusso dell'energia del corpo, disturbando la salute dell'intero organismo. L'energia nel corpo è sotto forma di dosha, cioè gli umori corporei vata, pitta e kapha, perciò si avrà un disequilibrio dei dosha corporei con conseguente disturbo della mente.

Ama inoltre altera agni, il fuoco digestivo, impedendo la digestione completa e corretta dei pasti successivi. Agni in buone condizioni è il prerequisito della buona salute, se agni è disturbato, non permette di assimilare l'essenza del cibo ahar rasa e di espellere per tempo e regolarmente gli escreti ahar mala.

Lunga vita

Un tempo l'Ayurveda era diffuso in tutto il mondo, per questo motivo in tutte le culture si trovano riferimenti, più o meno diretti, ai princìpi dell'Ayurveda. Uno dei concetti fondamentali dell'Ayurveda può essere riassunto da questo proverbio taoista.

Se non si soffre di malanni lievi non si soffre di malanni medi,
se non si soffre di malanni medi non si hanno disturbi gravi,
se non si hanno gravi disturbi non si muore.

Questa catena di deduzioni ci stupisce forse per la conclusione. Tuttavia anche senza parlare di immortalità fisica è importante comprendere che lievi sintomi o disturbi sono il segno che è in corso un processo che, se non corretto, può portare a disturbi sempre più gravi che rimanendo quiescenti nel tempo, talvolta si aggravano portando alla morte.

La mente mente

Manas è la mente. Essa è l'entità responsabile del sentimento di separazione tra l'io individuale e l'Io universale o supremo. La vita è lo sforzo incessante di eliminare questo sentimento. Invece la mente distingue, seziona, analizza.
L'intelletto buddhi, la facoltà superiore, svolge attività di sintesi, è il canale dell'intuizione che è la divinità.
L'unica attività della mente è quindi quella di separare, ma dove c'è separazione c'è morte, e dove c'è unione c'è vita.
Perché la mente è separazione?
Perché essa si esprime, quotidianamente, in un solo modo: come creatrice di un flusso inesauribile di pensieri. Ogni pensiero è un'unità distinta e conchiusa, perciò la mente è causa di una catena infinita di pensieri separati e disgreganti.
Cosa accade quando si pensa? Cioè quando non si interrompe questa catena di pensieri spesso scorrelati? Le altre funzioni del corpo sharira vengono messe in secondo piano. Ciò crea separazione tra il corpo e la mente. Se questo processo di separazione viene reiterato che cosa accade?
La morte, che è la separazione definitiva tra il corpo e la mente. L'unione tra il corpo e la mente è invece la vita. La condizione per raggiungere l'esistenza autentica è l'unione perfetta di corpo e mente; solo in seguito a questa condizione, questi possono essere riconosciuti come il mero strumento di cui si serve l'anima per esprimersi durante la sua vita immortale; solo in seguito a questa condizione, può essere raggiunto lo scopo dello yoga.

La mente causa perciò i problemi psicosomatici che sono d'intralcio alla vita. La mente, con la sua attività di registrazione delle esperienze, impedisce all'essere umano di andare avanti e alla vita di fluire secondo l'ordine delle cose. Ciò perché la mente, rimuginando su qualsiasi aspetto vissuto, crea il sentimento di "io ho fatto" ahamkara, "io ho subìto" alimentando l'ego e l'orgoglio. Qualsiasi guerra o conflitto derivano dalla mente.
Non c'è nulla di vero in tutto ciò che la mente, con le sue macchinazioni e intrighi, dice.
Perciò non fidiamoci mai della mente durante i suoi voli.

Ma qual è il senso e l'utilizzo naturale della mente? Quello cioè che non sfugga alla ragione animale, che è la funzione per la quale ci è stata data? È l'applicazione nel mondo esterno, nella realtà, che avviene durante il lavoro e l'azione karma. Come si può guarire da tutti i problemi creati dalla mente? Impegnandosi nell'azione. Questa è la tecnica (e tecnologia), cioè l'applicazione della mente per uno scopo. Ogni volta che si concentra la mente in uno scopo definito e non si alimenta la sua attività dispersiva, ogni volta che ci si occupa in attività centripete (verso il centro) e non centrifughe (una fuga mentale) si utilizza la mente secondo il dharma, cioè la sua funzione naturale. Ne consegue che la mente è insieme la più grande benedizione data al genere umano e la sua più grande sciagura.

Funziona se ci credi?

Molto spesso quando si parla di Ayurveda le persone, poiché non hanno avuto esperienze positive con l'Ayurveda, concludono i loro discorsi con frasi del tipo "sono cose che funzionano se ci credi", riducendo quindi la validità di queste pratiche a quella dei giochi di magia, o di suggestione. In questi casi però domando loro: nella vita ti è mai capitato di riuscire in quelle cose a cui, per primo tu, non hai creduto fin dall'inizio?

Charaka e Patanjali

Ayurveda e Yoga sono facce dello stesso pilastro su cui si basa la cultura indiana. Considerarli separati è impossibile. L'ayurveda è la scienza di lunga vita, lo yoga è la scienza che porta alla consapevolezza del Sé e quindi all'unione con Dio.
In realtà yoga e ayurveda hanno obiettivi identici. L'Acharya Charaka, così chiamato perché viaggiava spostandosi per tutti i luoghi del mondo, è in realtà Patanjali, il santo da cui derivano gli Yoga Sutra, che sono, si crede, precedenti ai trattati sull'ayurveda.
Le esposizioni dell'ayurveda provennero da un'epoca successiva, quando i rishi, cioè i saggi preveggenti dell'antica India, riconobbero la difficoltà per l'essere umano di realizzare l'obiettivo dello Yoga in quest'epoca e donarono all'umanità la conoscenza dell'ayurveda. L'ayurveda è perciò una via marga facilitata, non per questo di minor valore, per approcciare lo yoga e l'esperienza del Sé. Può configurarsi anche come una via di accesso allo yoga, poiché rimuove l'ignoranza sulla natura prakriti, sul corpo e sulla mente con l'intento di controllarle.

Vita e piacere

Il piacere ananda è la gioia di vivere. Tutte le creature sono spinte nell'esistenza da questa gioia. Può variare, calare o aumentare in certi momenti, a causa del piacere sukh e del dolore dukh ma non può mai cessare, poiché se cessa si interrompono le condizioni perché la vita possa continuare.

Tutte le creature hanno in comune questo: che provano piacere nell'esistenza e nella sopravvivenza. Tuttavia può capitare che l'essere umano possa coprire e inquinare questa gioia con la malattia e il dolore e quindi dimenticarla momentaneamente. L'ayurveda aiuta l'uomo a riprendersi questa gioia, poiché studia le qualità e i fattori che portano a una vita felice sukhayu e quelli che portano a una vita infelice dukhayu. Sta all'essere umano la scelta di quale esistenza abbracciare, se riconoscere la verità della gioia di vivere o cadere nell'oblio di se stesso.

Vita e malattia

Una delle direzioni dell'ayurveda è quella di rifuggire tutto ciò che reca offesa alla vita.
Se la vita non viene ostacolata in alcun modo, poiché è una continuità senza attrito, nityaga, non incontra opposizioni e fluisce secondo l'ordine delle cose. Se qualche fattore, cibo, comportamento o ambiente si oppone ad essa, incespica sul cammino e genera ciò che chiamiamo malattia. Questo segno della vita, questa voce in risposta alle nostre offese può iniziare bisbigliando, e sentirsi solo in sottofondo, poi, dopo un po' di tempo comincia a parlare e se ancora non l'avremo ascoltata urlerà con tutta la tragedia della malattia.

Ma quali sono le azioni karma che recano offesa e intralcio alla vita? L'ayurveda dà queste risposte, poiché delinea i tratti di una vita utile hitayu cioè funzionale al dharma, che è la vera dimensione dell'esistenza umana ed una inutile ahitayu, cioè inconcludente e malfunzionante.

Una vita utile mette in condizione l'essere umano di essere attivo e di espletare la sua funzione. Ma qual è la funzione dell'essere umano? Risposte a questa domanda si possono dare nella sfera religiosa. L'ayurveda permette all'essere umano il completo sviluppo, poiché conosce gli effetti positivi e negativi delle azioni e con la conoscenza si ha la possibilità di scegliere.

Lo scopo dell'Ayurveda

Lo scopo dell'ayurveda è accedere a questi aspetti della realizzazione:

  • Dharma è l'agire corretto e concorde al fluire delle cose. Raggiungere il dharma significa capire e praticare il vero modo di funzionare dell'essere umano in armonia con il suo ambiente. L'universo ha le sue modalità e funzioni: ciò che si scontra con queste forze è destinato a perire, ciò che invece fluisce con esse è destinato a prosperare.
  • Artha è la ricchezza interiore ed esteriore, cioè l'abbondanza delle possibilità e opportunità materiali e intellettuali. Chi raggiunge artha non si sente escluso da nessuna esperienza.
  • Kama è la piena espressione dei desideri vitali, quali l'amore e la passione dell'unione con una moglie o un marito.
  • Moksha è la liberazione da ogni vincolo della vita terrena che cade ai piedi della consapevolezza della propria unione con Dio.

Affrontare questi 4 insieme rende impossibile l'impresa. Come quando si tenta di allineare il mozzo di una ruota al suo asse, cercare di far coincidere ad un tempo tutti i fori è difficile. Più facile è iniziare da un foro, fissarlo e vedere che gli altri sono già al loro posto dopo un minimo sforzo.

Un principio dell'Ayurveda

L'ayurveda si adatta, come la vita, alle particolari condizioni di spazio, tempo e umanità in cui si esprime. Tuttavia ha dei principi immutabili di funzionamento.
Il principio secondo cui le qualità guna delle sostanze (come la pesantezza guru o la leggerezza laghu, il caldo ushna o il freddo shiita, l'untuosità snigda la secchezza rukshna etc.) sono accentuate da sostanze che hanno proprietà simili e diminuite da quelle che hanno proprietà opposte, è uno di questi principi eterni.

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