Concentriamoci sul cambiare noi stessi, e non gli altri. Infatti dà più soddisfazione cercare di cambiare se stessi, piuttosto che cambiare gli altri, per questo semplice motivo: si può coscientemente cambiare se stessi, mentre non si può far nulla per cambiare gli altri.
È la pura e semplice verità: riflettiamoci, vorremmo che qualcun altro ci facesse cambiare? Nossignore, vorremmo al massimo essere noi a deciderlo, dare a noi il merito di tutto ciò. E allora perché qualcun altro dovrebbe voler che una persona insignificante come noi (perché è così che tutti in fondo pensano degli altri, ammettiamolo) si intrometta nel nostro processo di crescita personale?
Si può al massimo fare in modo di causare negli altri (senza che ne siano coscienti) certe abitudini, di suscitare negli altri le emozioni e le reazioni positive volute. Questo è il merito delle persone grandi, di coloro che riescono a trarre il meglio dagli altri. A questo punto di chi è il merito? Che importa? Questo “meglio” era già dentro alla persona, ne era già capace, il saggio ha fatto solo da ostetrica.
Non ci sono persone malvagie, ci sono situazioni che rendono le persone malvagie.
Tutti sono a volte ottime persone, e a volte pessime. Tutto dipende dallo stato di salute momentaneo, dallo stato dei dosha, fisici e mentali. In ultimis dipende da quello che ha mangiato e mangia regolarmente. C'è infatti una sola regola d'oro della vita: tutto segue la legge del pendolo, che con un suo ciclo ritmico raggiunge il punto più alto di elevazione, per scendere giù fino al minimo. (Per fortuna i punti di elevazione sono due e il minimo è uno).
Non si può giudicare una persona da una situazione; e poi, perché giudicare in primo luogo? È molto meglio giudicare se stessi, in fondo ci si conosce molto meglio di quanto si possa conoscere qualunque altra persona, perciò c'è un rischio minimo di sbagliarsi. Ma c'è un rischio massimo di ingannarsi.
Invece, un giudizio esterno, da una persona che ci osserva, ha il massimo valore di onestà, ma anche il più grande pericolo di causare in noi quel tanto di risentimento che ci impedirà di capire che è ragionevole. Il saggio che riceve un giudizio sa riconoscere invece il privilegio di potersi guardare dal di fuori e quindi di potersi migliorare. Perciò il vero saggio dà il benvenuto a qualsiasi tipo di critica fatta dagli altri.

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