Lunga vita

Un tempo l'Ayurveda era diffuso in tutto il mondo, per questo motivo in tutte le culture si trovano riferimenti, più o meno diretti, ai princìpi dell'Ayurveda. Uno dei concetti fondamentali dell'Ayurveda può essere riassunto da questo proverbio taoista.

Se non si soffre di malanni lievi non si soffre di malanni medi,
se non si soffre di malanni medi non si hanno disturbi gravi,
se non si hanno gravi disturbi non si muore.

Questa catena di deduzioni ci stupisce forse per la conclusione. Tuttavia anche senza parlare di immortalità fisica è importante comprendere che lievi sintomi o disturbi sono il segno che è in corso un processo che, se non corretto, può portare a disturbi sempre più gravi che rimanendo quiescenti nel tempo, talvolta si aggravano portando alla morte.

La mente mente

Manas è la mente. Essa è l'entità responsabile del sentimento di separazione tra l'io individuale e l'Io universale o supremo. La vita è lo sforzo incessante di eliminare questo sentimento. Invece la mente distingue, seziona, analizza.
L'intelletto buddhi, la facoltà superiore, svolge attività di sintesi, è il canale dell'intuizione che è la divinità.
L'unica attività della mente è quindi quella di separare, ma dove c'è separazione c'è morte, e dove c'è unione c'è vita.
Perché la mente è separazione?
Perché essa si esprime, quotidianamente, in un solo modo: come creatrice di un flusso inesauribile di pensieri. Ogni pensiero è un'unità distinta e conchiusa, perciò la mente è causa di una catena infinita di pensieri separati e disgreganti.
Cosa accade quando si pensa? Cioè quando non si interrompe questa catena di pensieri spesso scorrelati? Le altre funzioni del corpo sharira vengono messe in secondo piano. Ciò crea separazione tra il corpo e la mente. Se questo processo di separazione viene reiterato che cosa accade?
La morte, che è la separazione definitiva tra il corpo e la mente. L'unione tra il corpo e la mente è invece la vita. La condizione per raggiungere l'esistenza autentica è l'unione perfetta di corpo e mente; solo in seguito a questa condizione, questi possono essere riconosciuti come il mero strumento di cui si serve l'anima per esprimersi durante la sua vita immortale; solo in seguito a questa condizione, può essere raggiunto lo scopo dello yoga.

La mente causa perciò i problemi psicosomatici che sono d'intralcio alla vita. La mente, con la sua attività di registrazione delle esperienze, impedisce all'essere umano di andare avanti e alla vita di fluire secondo l'ordine delle cose. Ciò perché la mente, rimuginando su qualsiasi aspetto vissuto, crea il sentimento di "io ho fatto" ahamkara, "io ho subìto" alimentando l'ego e l'orgoglio. Qualsiasi guerra o conflitto derivano dalla mente.
Non c'è nulla di vero in tutto ciò che la mente, con le sue macchinazioni e intrighi, dice.
Perciò non fidiamoci mai della mente durante i suoi voli.

Ma qual è il senso e l'utilizzo naturale della mente? Quello cioè che non sfugga alla ragione animale, che è la funzione per la quale ci è stata data? È l'applicazione nel mondo esterno, nella realtà, che avviene durante il lavoro e l'azione karma. Come si può guarire da tutti i problemi creati dalla mente? Impegnandosi nell'azione. Questa è la tecnica (e tecnologia), cioè l'applicazione della mente per uno scopo. Ogni volta che si concentra la mente in uno scopo definito e non si alimenta la sua attività dispersiva, ogni volta che ci si occupa in attività centripete (verso il centro) e non centrifughe (una fuga mentale) si utilizza la mente secondo il dharma, cioè la sua funzione naturale. Ne consegue che la mente è insieme la più grande benedizione data al genere umano e la sua più grande sciagura.

Funziona se ci credi?

Molto spesso quando si parla di Ayurveda le persone, poiché non hanno avuto esperienze positive con l'Ayurveda, concludono i loro discorsi con frasi del tipo "sono cose che funzionano se ci credi", riducendo quindi la validità di queste pratiche a quella dei giochi di magia, o di suggestione. In questi casi però domando loro: nella vita ti è mai capitato di riuscire in quelle cose a cui, per primo tu, non hai creduto fin dall'inizio?

Charaka e Patanjali

Ayurveda e Yoga sono facce dello stesso pilastro su cui si basa la cultura indiana. Considerarli separati è impossibile. L'ayurveda è la scienza di lunga vita, lo yoga è la scienza che porta alla consapevolezza del Sé e quindi all'unione con Dio.
In realtà yoga e ayurveda hanno obiettivi identici. L'Acharya Charaka, così chiamato perché viaggiava spostandosi per tutti i luoghi del mondo, è in realtà Patanjali, il santo da cui derivano gli Yoga Sutra, che sono, si crede, precedenti ai trattati sull'ayurveda.
Le esposizioni dell'ayurveda provennero da un'epoca successiva, quando i rishi, cioè i saggi preveggenti dell'antica India, riconobbero la difficoltà per l'essere umano di realizzare l'obiettivo dello Yoga in quest'epoca e donarono all'umanità la conoscenza dell'ayurveda. L'ayurveda è perciò una via marga facilitata, non per questo di minor valore, per approcciare lo yoga e l'esperienza del Sé. Può configurarsi anche come una via di accesso allo yoga, poiché rimuove l'ignoranza sulla natura prakriti, sul corpo e sulla mente con l'intento di controllarle.

Vita e piacere

Il piacere ananda è la gioia di vivere. Tutte le creature sono spinte nell'esistenza da questa gioia. Può variare, calare o aumentare in certi momenti, a causa del piacere sukh e del dolore dukh ma non può mai cessare, poiché se cessa si interrompono le condizioni perché la vita possa continuare.

Tutte le creature hanno in comune questo: che provano piacere nell'esistenza e nella sopravvivenza. Tuttavia può capitare che l'essere umano possa coprire e inquinare questa gioia con la malattia e il dolore e quindi dimenticarla momentaneamente. L'ayurveda aiuta l'uomo a riprendersi questa gioia, poiché studia le qualità e i fattori che portano a una vita felice sukhayu e quelli che portano a una vita infelice dukhayu. Sta all'essere umano la scelta di quale esistenza abbracciare, se riconoscere la verità della gioia di vivere o cadere nell'oblio di se stesso.

Vita e malattia

Una delle direzioni dell'ayurveda è quella di rifuggire tutto ciò che reca offesa alla vita.
Se la vita non viene ostacolata in alcun modo, poiché è una continuità senza attrito, nityaga, non incontra opposizioni e fluisce secondo l'ordine delle cose. Se qualche fattore, cibo, comportamento o ambiente si oppone ad essa, incespica sul cammino e genera ciò che chiamiamo malattia. Questo segno della vita, questa voce in risposta alle nostre offese può iniziare bisbigliando, e sentirsi solo in sottofondo, poi, dopo un po' di tempo comincia a parlare e se ancora non l'avremo ascoltata urlerà con tutta la tragedia della malattia.

Ma quali sono le azioni karma che recano offesa e intralcio alla vita? L'ayurveda dà queste risposte, poiché delinea i tratti di una vita utile hitayu cioè funzionale al dharma, che è la vera dimensione dell'esistenza umana ed una inutile ahitayu, cioè inconcludente e malfunzionante.

Una vita utile mette in condizione l'essere umano di essere attivo e di espletare la sua funzione. Ma qual è la funzione dell'essere umano? Risposte a questa domanda si possono dare nella sfera religiosa. L'ayurveda permette all'essere umano il completo sviluppo, poiché conosce gli effetti positivi e negativi delle azioni e con la conoscenza si ha la possibilità di scegliere.

Lo scopo dell'Ayurveda

Lo scopo dell'ayurveda è accedere a questi aspetti della realizzazione:

  • Dharma è l'agire corretto e concorde al fluire delle cose. Raggiungere il dharma significa capire e praticare il vero modo di funzionare dell'essere umano in armonia con il suo ambiente. L'universo ha le sue modalità e funzioni: ciò che si scontra con queste forze è destinato a perire, ciò che invece fluisce con esse è destinato a prosperare.
  • Artha è la ricchezza interiore ed esteriore, cioè l'abbondanza delle possibilità e opportunità materiali e intellettuali. Chi raggiunge artha non si sente escluso da nessuna esperienza.
  • Kama è la piena espressione dei desideri vitali, quali l'amore e la passione dell'unione con una moglie o un marito.
  • Moksha è la liberazione da ogni vincolo della vita terrena che cade ai piedi della consapevolezza della propria unione con Dio.

Affrontare questi 4 insieme rende impossibile l'impresa. Come quando si tenta di allineare il mozzo di una ruota al suo asse, cercare di far coincidere ad un tempo tutti i fori è difficile. Più facile è iniziare da un foro, fissarlo e vedere che gli altri sono già al loro posto dopo un minimo sforzo.

Un principio dell'Ayurveda

L'ayurveda si adatta, come la vita, alle particolari condizioni di spazio, tempo e umanità in cui si esprime. Tuttavia ha dei principi immutabili di funzionamento.
Il principio secondo cui le qualità guna delle sostanze (come la pesantezza guru o la leggerezza laghu, il caldo ushna o il freddo shiita, l'untuosità snigda la secchezza rukshna etc.) sono accentuate da sostanze che hanno proprietà simili e diminuite da quelle che hanno proprietà opposte, è uno di questi principi eterni.

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