Il primo pensiero quando ti svegli

Il momento ideale per svegliarsi è circa due ore prima dell’alba, il periodo di tempo chiamato brahmamuhurti, la manifestazione del creatore, Brahma. Questo è il tempo in cui è presente la maggior parte di sattva guna nell’aria. Questo guna è responsabile di tutte le buone azioni e dei processi di intelligenza, elevazione e evoluzione. Dalle ore 2 fino all’alba è dominante il dosha vata, è il periodo più puro e più fresco del giorno. È anche il momento in cui è più facile alzarsi ed essere lucidi, svuotare gli intestini e fare colazione.


Come prima cosa da fare quando ci si sveglia, si consiglia di ricordare Visnu e l’aspetto quadridimensionale della vita. Visnu è una delle tre grandi divinità dell’induismo, insieme a Shiva e Brahma. Raffigurato come un giovane uomo con quattro braccia. Nelle mani regge un fior di loto che rappresenta la gentilezza; una mazza, simbolo del potere e della forza; una conchiglia simbolo della conoscenza che viene trasmessa attraverso il suono; un chakra, una ruota simbolo del tempo e dell’attività, del dinamismo che fa funzionare tutto e senza il quale gli altri aspetti della vita sarebbero inerti.

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Cibo fresco e salute

Le cause dello squilibrio dei dosha, quindi le cause di tutte le malattie non congenite né ereditarie, sono da ricercarsi nel cibo che si mangia e nel pensiero.
Per quanto riguarda il cibo, ci sono alcuni accorgimenti che si possono, con un po' di impegno e costanza, adottare. Uno di questi è il fatto di mangiare cibi freschi, cosa che non è per niente diffusa, neanche nella cucina mediterranea e nella cultura italiana.


Per mantenere o ritrovare la salute è sufficiente, in altre parole, mangiare il cibo al momento della sua preparazione. Consumare cibi che siano stati preparati ore prima, oppure preparati e poi riscaldati, disturba il dosha vata nel corpo, che è il responsabile delle attività del sistema nervoso e, in particolare, del movimento del cibo nell'apparato digerente (peristalsi). Quest'attività viene disturbata perché in un cibo stantio o riscaldato gli elementi si trovano in uno stato con prevalenza di tamas: non dispongono più della vitalità e di quelle sostanze nutritive che avevano appena cotti. Il fatto che siano inerti non permette la completa digestione degli elementi e la corretta separazione dell'essenza del cibo (che andrebbe a nutrire i tessuti) dagli scarti. La mancata digestione dei cibi crea un deposito di tossine ama nei canali srota della mente e del corpo.


È quindi molto importante evitare di mangiare alla sera cibi preparati al mattino o, viceversa, mangiare di giorno cibi preparati la sera prima. Col passare del tempo, o mettendolo nel frigorifero, ancor peggio surgelandolo, il cibo diventa stantio e non supporta più la vita, bensì causa tutti i disturbi che possono interessare il corpo. Infatti, poiché vata è il responsabile del movimento degli altri due dosha (pitta e kapha) all'interno dell'organismo, disturbare vata significa destabilizzare la salute corporea e dare il la al processo di patogenesi.

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Una riflessione sul cambiare se stessi

Concentriamoci sul cambiare noi stessi, e non gli altri. Infatti dà più soddisfazione cercare di cambiare se stessi, piuttosto che cambiare gli altri, per questo semplice motivo: si può coscientemente cambiare se stessi, mentre non si può far nulla per cambiare gli altri.


È la pura e semplice verità: riflettiamoci, vorremmo che qualcun altro ci facesse cambiare? Nossignore, vorremmo al massimo essere noi a deciderlo, dare a noi il merito di tutto ciò. E allora perché qualcun altro dovrebbe voler che una persona insignificante come noi (perché è così che tutti in fondo pensano degli altri, ammettiamolo) si intrometta nel nostro processo di crescita personale?


Si può al massimo fare in modo di causare negli altri (senza che ne siano coscienti) certe abitudini, di suscitare negli altri le emozioni e le reazioni positive volute. Questo è il merito delle persone grandi, di coloro che riescono a trarre il meglio dagli altri. A questo punto di chi è il merito? Che importa? Questo “meglio” era già dentro alla persona, ne era già capace, il saggio ha fatto solo da ostetrica.
Non ci sono persone malvagie, ci sono situazioni che rendono le persone malvagie.
Tutti sono a volte ottime persone, e a volte pessime. Tutto dipende dallo stato di salute momentaneo, dallo stato dei dosha, fisici e mentali. In ultimis dipende da quello che ha mangiato e mangia regolarmente. C'è infatti una sola regola d'oro della vita: tutto segue la legge del pendolo, che con un suo ciclo ritmico raggiunge il punto più alto di elevazione, per scendere giù fino al minimo. (Per fortuna i punti di elevazione sono due e il minimo è uno).


Non si può giudicare una persona da una situazione; e poi, perché giudicare in primo luogo? È molto meglio giudicare se stessi, in fondo ci si conosce molto meglio di quanto si possa conoscere qualunque altra persona, perciò c'è un rischio minimo di sbagliarsi. Ma c'è un rischio massimo di ingannarsi.
Invece, un giudizio esterno, da una persona che ci osserva, ha il massimo valore di onestà, ma anche il più grande pericolo di causare in noi quel tanto di risentimento che ci impedirà di capire che è ragionevole. Il saggio che riceve un giudizio sa riconoscere invece il privilegio di potersi guardare dal di fuori e quindi di potersi migliorare. Perciò il vero saggio dà il benvenuto a qualsiasi tipo di critica fatta dagli altri.

La manifestazione del male

Il dolore è lamento e lamentela, e l'attaccamento è dolore. Lamentela interiore della mente, che racconta a se stessa della sofferenza da essa attraversata (e causata), o la racconta agli altri, all'esterno. In questo caso subentra la responsabilità sociale di chi si lamenta, poiché amplifica inutilmente un fenomeno di per sé naturale, come il dolore, che non può dirsi negativo né imprevisto nell'ambito umano.


Quando la rabbia, l'odio, il dolore si manifestano con grida, gesti violenti, eccessi, esasperazione e pianto, allora non è negativo, in questo caso si passa al regno delle emozioni. Avviene la sublimazione e la liberazione da queste stesse passioni. La malattia sorge quando la mente blocca questo flusso, e riflette sulle sensazioni che il corpo le trasmette, replicandole nel tempo e nello spazio (quest'ultima è la malattia). Quindi fornendone eco, ripetendole e fissandole nel corpo.

Senza la mente, il corpo si libererebbe di queste emozioni, senza mantenerne traccia. Il corpo, infatti, tende sempre a ritornare allo stato di salute naturale.

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