A chi piace la zuppa riscaldata?

L'ayurveda è una scienza millenaria originaria di un tempo in cui l'uomo sapeva ancora rispettare se stesso e il suo ecosistema. Per questo fornisce a tutti noi che abbiamo la capacità di ascoltare e di riconoscere l'impportanza dei piccoli gesti quotidiani, delle perle che se raccolte possono garantirci una vita serena, cosciente e in buona salute. Una di queste perle è la massima "cotto e mangiato". In più punti dei testi ayurvedici viene affermato dal saggio Atreya che riscaldare un cibo precedentemente cucinato per poi consumarlo è causa di malattia, che in termini ayurvedici significa squilibrio dei dosha. Ad esempio nell'Ashtanga Hridaya, il testo attribuito al medico Vagbhatta, e nella Bhagavad Gita, il testo dello yoga, ci sono diversi riferimenti. In quest'ultimo, nel canto 16 Sri Krishna enumera ad Arjuna le diverse categorie di cibo. Sattvikahar, rajasikahar e tamasikahar, cioè cibo sattvico, cibo rajasico e cibo tamasico. Nell'ultima categoria è incluso il cibo che è consumato più di tre ore dopo la preparazione (che include anche il cibo surgelato), il cibo decomposto e quello che venga preparato con una mentalità egoistica, gretta o in preda a paura o rabbia. Questo cibo è causa di malattia, delusione e infine, se assunto costantemente, pazzia, poiché queste sono le qualità e le conseguenze di tamas o ignoranza.
Il cibo sattvico, fonte di tutte le qualità positive della vita degli esseri umani è fonte di virtù, intelligenza, piacere e salute. Quei cibi gustosi, dolci, untuosi, dal sapore ioacevole per la mente e per il cuore, caldi, cotti correttamente, cucinati per essere offerti alla divinità e condivisi in un ambiente sereno e pacifico sono di tipo sattvico.
Di tipo rajasico sono invece i cibi piccanti, molto salati o acidi, ruvidi, molto speziati e causano stimolo alla passione, cioè ad un piacere immediato che è però seguito da sofferenza e malattia.

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